L’inganno della prima impressione – ft. Shoek

Entro in albergo affianco a due ragazzi.
Vicino al bancone della reception, un’hostess e uno steward.
Appena entriamo, incrocio lo sguardo della steward che fa una scansione precisa dalla testa ai piedi dei due ragazzi accanto a me.

Uno è un ragazzino con dread, trecce di capelli composti da tanti nodi e berretto rosso in testa.

L’altro è più grande, sarà sui 30 anni, berretto un po’ di traverso con sopra la S da superman, maglietta e gilé, un mare di tatuaggi che gli spuntano da tutte le parti, jeans chiari rigorosamente strappati.

Provo ad immaginare quello che sta pensando lo steward? “Ma chi sono due sfigati?”.

Non lo so. Da quello che vedo, però, mi sembra che li stia scannerizzando dalla testa ai piedi per farsi nella sua testa un’idea di chi possano essere.

Noi esseri umani siamo programmati così: quando vediamo una persona per la prima volta, in pochi istanti lo squadriamo in modo velocissimo e preciso.

Forse si tratta di un’eredità che ci hanno lasciato i nostri antenati: un modo di renderci subito conto se la persona di fronte a noi può costituire un pericolo o se possiamo abbassare la guardia e fidarci.

In ogni caso, in pochissimi secondi, appena vediamo una persona mai vista, dentro di noi si forma immediatamente un giudizio sommario su di lui: simpatico, antipatico, affidabile, serio, inaffidabile, forte, debole, stupido, sfigato, strafigo.

Del resto anch’io, in fondo, ho subito squadrato quello steward, e dentro di me l’ho giudicato e pensavo: “Tu che sei vestito così bene e hai modi così impeccabili, che cosa stai pensando di loro? Probabilmente che sono due perditempo insignificanti. E sono convinto al 99% che non sai che quello più grande è Shoek, un rapper cristiano che raccontando la sua incredibile storia, gira l’Italia per portare un incredibile messaggio di speranza a chiunque lo incontra. E anche l’altro fa parte del suo gruppo, ed è qui con lui per accompagnarlo nel meraviglioso concerto testimonianza che ieri hanno fatto nella nostra parrocchia” (tra parentesi, è stata una serata veramente toccante ed emozionante, se vi capita invitatelo!!! In descrizione metto il link della sua pagina Facebook per contattarlo!)

La prima impressione. Miriadi di citazioni sulla prima impressione:

Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta.

La prima impressione è quella che conta.

La prima impressione è una sostanza indelebile.

Chissà poi perché l’amore ha sempre bisogno di conferme e invece di cattiva impressione ne basta una.

Che lo vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o no, noi siamo estremamente condizionati dalla prima impressione.

Chissà quante volte abbiamo pensato: “Uhm… quella persona non mi ha fatto una buona impressione… c’è qualcosa che non mi convince…”

C’è chi dice che in questi casi dobbiamo semplicemente fidarci dell’istinto: se in quei pochissimi secondi la nostra prima impressione ci dice che di quella persona non ci dobbiamo fidare… beh, dobbiamo fidarci dell’istinto, visto l’istinto vede più in là della ragione, e ha una capacità più profonda di capire al volo le persone e la loro consistenza.

Però… c’è un però… Anche Gesù era un grande esperto di umanità, e Gesù ha detto:

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Gesù, Vangelo di Luca, 6,41-42,

Il che secondo me può significare questo: che il nostro istinto, la nostra prima impressione, spesso è ingannata da qualcosa che è dentro di noi, nei nostri occhi, nel nostro cuore, e che ci impedisce di accedere alla realtà più profonda dell’altro, e ci fa fermare in superficie.

Una persona elegante e con un certo stile, come può essere quello steward di prima, può aver giudicato Shoek e il suo amico partendo dal suo aspetto esteriore. Ma che ne sa della sua storia, dei problemi che ha attraversato, della rabbia che ha segnato la sua vita, e di ciò che l’incontro con Gesù ha scatenato in lui, risollevandolo da una situazione di solitudine e disperazione terrificante per dargli finalmente pace?

Giudicare è un istinto troppo forte per riuscire a non farlo. E la prima impressione è un giudizio sommario di cui a volte possiamo servirci in modo fruttuoso.

Che dobbiamo fare, allora? Appurato che è quasi impossibile non farci una prima impressione, almeno ogni tanto chiediamoci: ma devo proprio fidarmi al 100% della prima impressione?

Non lo so, non è che in poche parole io pensi di poter risolvere un problema vecchio e grande come il mondo.

Però una cosa la so. La prima impressione può azzeccarci alla grande, ma ci sono volte in cui invece si sbaglia proprio alla stragrande. E credo che abbiamo fatto esperienza di entrambe le cose.

E la prima impressione può anche condizionare la nostra comunicazione: magari non scaviamo alla ricerca del tesoro, soltanto perché ci sembra di dover scavare in un campo pieno di fango… o magari il fango è soltanto sopra i nostri occhiali…

E allora forse potremmo regolarci così: fidiamoci pure del nostro istinto, delle apparenze, della prima impressione, ma non dimentichiamo che in certi casi può ingannarci, perché dentro di noi ci sono 1.000 travi, 1.000 condizionamenti che ci impediscono di vederci bene.

Come dire: tu guida pure tranquillo la tua macchina… ogni tanto un’occhiata alle gomme daccela…

Fidati della tua vista… ma se ti sembra di vedere un po’ appannato, magari ogni tanto dai una pulitina agli occhiali…


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