Gli altri sono il dono più grande che abbiamo

“Che cosa, alla fine, determina ciò che diventiamo e dove andiamo nella vita? La risposta è: le nostre decisioni.”

Anthony Robbins

“Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.”

Eleanor Roosevelt

La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.

Queste, come 1.000 altre frasi motivanti e motivazionali, che tendono a far emergere il nostro potenziale, sono assolutamente vere, e danno una grande carica. Ma a patto di non dimenticare una cosa: se hai la possibilità di reagire a ciò che ti accade, è perché sei fortunato, e la fortuna non dipende da te.

Una delle più grandi menzogne del nostro tempo è proprio l’idea di indipendenza, l’idea cioè di poter vivere la vostra vita facendo appello soltanto a chi siamo, a chi possiamo diventare, alle nostre potenzialità, alle nostre qualità. L’idea che possiamo essere chiunque e qualunque cosa noi vogliamo, basta soltanto volerlo!

Dimentichiamo cioè alcune realtà fondamentali che in realtà sono sotto gli occhi di tutti in qualunque istante:

1 – La nostra vita dipende in tutto e per tutto dagli altri. Chi ha costruito la casa in cui viviamo? Chi ha cotto il pane che stiamo mangiando? Chi ha progettato e poi assemblato pezzo dopo pezzo il computer o lo smartphone con il quale sto vedendo questo video? Quando premo l’interruttore, quante persone, e menti, e invenzioni, e manodopera più o meno qualificata rendono possibile il miracolo per cui la lampadina si accende e io posso leggere un libro anche se sono le undici di sera?

2 – Ciò che siamo dipende solo in minima parte dalle nostre qualità, dipende soprattutto da chi ci ha preceduto e ci ha permesso di essere ciò che siamo. Sei un ingegnere? Per quale motivo lo sei diventato? Perché hai studiato duro? Certo. Ma hai potuto farlo soltanto perché la lotteria della vita ha estratto il tuo numero in questa parte dell’Occidente, in questa specifica città e realtà sociale, all’interno della tua famiglia, che, potendolo fare, ti ha dato la possibilità di farlo. E se con le tue stesse ed identiche qualità, fossi nato invece all’interno di una baracca situata in una discarica in periferia di una metropoli africana? Saresti comunque diventato un ingegnere? Al Sermig, centro di moltissime opere di assistenza ai poveri di progetti di sviluppo in tutto il mondo, parlano di tutto questo in termini di restituzione. noi dobbiamo pensare in qualche modo di restituire ciò che la vita ci ha dato, mettendola al servizio di chi non ha avuto la nostra stessa fortuna. Restituzione, non carità.

3 – Siamo fragili e vulnerabili. Tutti. Estremamente fragili. Ci basta un’influenza, un piccolo incidente, una malattia, e in quel momento ridiventa chiaro a tutti noi la nostra fragilità e il nostro estremo bisogno e dipendenza dell’altro. E noi uomini ne sappiamo qualcosa :-))) “Tesoro, chiama mia madre!” :-)))

4 – L’esperienza dei legami di amore e di amicizia, altro non è che esperienza di dipendenza dall’altro; se da bambini lo eravamo in tutto e per tutto, i legami che rendono la nostra vita luminosa e felice, sono anch’essi legami di dipendenza; in senso diverso rispetto a quando eravamo bambini, quando noi oggi ci leghiamo a qualcuno, in un certo senso riconosciamo che non siamo capaci a darci la felicità da soli, ma abbiamo bisogno gli uni degli altri per essere pienamente felici e realizzati.

Non dovremmo mai dimenticare questa semplice verità: gli altri sono il dono più grande che abbiamo.

Quanto tempo investiamo a curare le relazioni? Sia quelle fondanti la nostra esistenza, non ultimo il legame con Dio, sia quei legami più deboli, per i quali è importante risvegliare una profonda ed intima gratitudine.

Le persone intorno a noi, sanno che per noi sono importanti? Abbiamo l’umiltà e il realismo per dirglielo e farglielo capire in continuazione?