Grazie: una parola che può cambiare la giornata ​

Tempo fa sono uscito di casa, ho preso la macchina, ma visto che la strada è stretta, e c’era il camioncino della spazzatura, sono rimasto quei due o tre minuti ad aspettare, e per ingannare il tempo ho dato un’occhiata ad alcuni messaggi.

Di solito dopo pochi istanti la strada si libera e si riparte. Dopo alcuni minuti ho alzato gli occhi: niente, erano ancora lì, ma come mai? Le operatrici ecologiche erano due donne, che non soltanto stavano spostando, svuotando e rimettendo a posto i cassonetti, ma dopo che li avevano spostati, con scopa e paletta stavano anche ripulendo tutto intorno. “È il loro lavoro”, potremmo ben pensare. Sì, ma lo stavano facendo proprio bene, con una cura particolare.

Spostando il camioncino per proseguire con gli altri cassonetti, sono finalmente riuscito a passare. Ho tirato giù il finestrino, e gli ho detto: “Ehi grazie! grazie per ciò che state facendo! era da tanto che c’era tutto quello sporco residuo, grazie tante davvero!”. In pochi istanti, il loro sguardo è passato dall’interrogativo ad un grande sorriso.

Grazie è una parola potente. E ce ne rendiamo conto quando ad esempio facciamo sempre lo stesso lavoro da tanto, in famiglia o sul lavoro, e pensiamo: non chiedo molto, ma almeno un grazie!

Un grazie. Credo che un grazie a volte abbia la forza di cambiare una giornata. Come quando fai un lavoro in casa, e un tuo famigliare se ne accorge, e ti ringrazia.

E ho pensato a tutti quelli che fanno lavori abbastanza ingrati e faticosi, ma di così grande importanza per tutti: il panettiere, l’infermiere, quello che si sveglia alle quattro del mattino per andare in edicola e starci tutto il giorno, al caldo o al freddo. Quelli che puliscono le corsie degli ospedali o i bagni delle scuole.

Forse basterebbe un grazie, sincero e disinteressato.

Forse basta un grazie per dare colore ad una giornata grigia.