Meglio una correzione o un complimento?

Piace a tutti sentirsi onestamente apprezzati. Oggi però questa semplice constatazione, che fa parte della nostra esperienza comune, è confermata anche dalla scienza.

Ne parla Olivia Fox Cabane nel suo libro “Il segreto del carisma”. Nel libro riporta una ricerca che afferma che anche soltanto ascoltare le parole: “Ottimo lavoro”, pronunciate con voce metallica da un computer, attiva nel cervello le stesse aree cerebrali attivate da una vincita!

La conferma di quella ricerca ce l’ho quotidianamente: qualche mese fa mi sono procurato un contapassi con l’obiettivo di farne almeno 10.000 al giorno.
Quando arrivo a quell’obiettivo il contapassi vibra. Appena abbasso lo sguardo, vedo sul display dei fuochi d’artificio: in quel momento è come se qualcuno mi dicesse: “Bravo, hai raggiunto 10.000 passi!”, e in quel momento mi sento in forma! 😉

A voi immaginare cosa può significare questo nella vita di tutti i giorni: pensate ai rapporti con gli altri, a quante volte noi tendiamo a sottostimare e a criticare.
Pensate invece alle volte in cui siete riusciti a far loro un complimento sincero.

Pensate ai vostri figli o ai vostri alunni, se siete insegnanti; o magari ai ragazzi del catechismo: quanto tempo spendiamo a rimproverare, a far notare quello che non va, a dire le cose che potrebbero essere migliori… e che cosa abbiamo ottenuto in quei casi?

Non dico che sia inutile far notare gli errori alle persone: un certo Gesù, che di umanità se ne intendeva, chiama questa pratica la correzione fraterna.
Non a caso credo che dica correzione fraterna: se non ti senti fratello, se cioè non ti senti con un legame strettissimo con la persona che vorresti correggere, allora forse la correzione è meglio proprio non farla.

Ma oggi vorrei proporti qualcosa di diverso: più che capire in che modo fare la correzione fraterna, prova a cambiare completamente prospettiva. Prova cioè ad immaginare che cosa accadrebbe ai tuoi rapporti di tutti i giorni se ti impegnassi più spesso a fare complimenti sinceri.

Prova a vederla come una specie di caccia al tesoro: qual è il tesoro che devi trovare nella persona che hai di fronte a te.

Prova ad esempio con quel collega particolarmente fastidioso con il quale non c’è molta intesa. Cerca qualcosa per cui puoi fargli un complimento sincero; può anche essere una singola parola, un singolo gesto, un atteggiamento, un pensiero:

“Ehi, ma che bel vestito che hai oggi!”

“Sai, quella volta in riunione hai detto quella frase che mi ha proprio colpito e mi ha ispirato!”

In questo aspetto del lavoro mi sei proprio di esempio.”

E infine divertiti a vedere l’effetto che fa un complimento sincero.

Riepilogando:

Primo: fai la caccia al tesoro delle qualità di quella persona.

Secondo: non avere paura a fargli un complimento sincero.

Terzo: divertiti a vedere l’effetto che fa.

Se invece abbiamo a che fare con ragazzi o adolescenti, forse è ancora più facile e fruttuoso fare tutto ciò, perché il bambino, il ragazzo e l’adolescente sono in crescita e hanno bisogno di questo sole, di quest’acqua che dia loro la certezza che sono sulla strada giusta.

Meno rimproveri e più incoraggiamenti:

“Ma che bello quel disegno che hai fatto!”

“Ehi, ma lo sai che sei proprio bravo in questa cosa qui!”

“Ma come suoni bene la chitarra!”

“Ti sei comportato benissimo oggi, bravo!”


La correzione fraterna non è alla portata di tutti, è un’arte molto difficile da imparare e da padroneggiare; ma il complimento fraterno è qualcosa di molto semplice: basta un pizzico di fantasia e iniziativa!

Certe piante hanno bisogno di una potatura una volta all’anno, ma ancora di più ogni giorno hanno bisogno di acqua, di luce, di calore. E noi non siamo diversi dalle piante: ogni tanto una correzione ci fa bene, ma se quotidianamente riceviamo la nostra dose di apprezzamento, sicuramente cresciamo in modo molto più armonico e felice.

Pensate a quanto tempo buttiamo via facendo pettegolezzi sulle persone che conosciamo! Il pettegolezzo distrugge nell’oscurità, il complimento invece edifica alla luce del sole.

Perché allora non lo facciamo più spesso? Che cosa ci blocca? Insicurezza, paura…

Cosa aspettiamo? Non perdiamo le 100 occasioni al giorno in cui potremmo seminare positività e incoraggiamento.

Magari non siamo abituati a farlo: basta iniziare! Gli ambienti familiari e di lavoro diventano ambienti totalmente diversi, se ci sono persone capaci di fare questo.

Se il male è contagioso, ancor di più il bene è capace di diffondersi a macchia d’olio.

Basta volerlo, basta essere per primi desiderosi di seminare positività e incoraggiamento.

Provaci e fammi sapere come è andata! 😉