Perché lamentarci ci piace così tanto?

A Genova si dice “mugugno libero”; mugugno significa brontolio, un’espressione di protesta detta a mezza voce, spesso prolungata.

“Lasciateci almeno il mugugno!”, come dire: ok che accadono cose spiacevoli e a volte proprio non ci si può fare niente e bisogna soltanto accettarle… ok che devo fare questa cosa che proprio non mi va… ma almeno non toglietemi il gusto di mugugnare! 😉

Pur essendo genovese, oggi vorrei provare a mettere in dubbio la validità del postulato cittadino del “mugugno libero”. Ecco il mio dubbio: davvero lamentarsi è una strategia efficace?

E ancor prima: perché ci piace così tanto lamentarci? Ecco tre motivi perché il lamento è uno sport così diffuso.

1 – Il lamento è comodo perché attribuisce ad un altro la responsabilità di ciò che non va.

Mi posso lamentare che mio marito o mia moglia non fa mai quello che gli chiedo, addossando così a lui la responsabilità del fatto che nella nostra coppia le cose non stanno andando molto bene.

Oppure posso lamentarmi del tempo, che oggi non sono potuto andare a correre perché pioveva, o non ho potuto fare quella passeggiata.

2 – Lamentarsi è l’opposto di fare qualcosa.

Chi vuol cambiare le cose si tira su le maniche, chi si lamenta potrebbe rimanere nel mugugno perché non ha la forza o la volontà di fare qualcosa di attivo per cambiare la situazione.

3 – Lamentarci ci fa ottenere una pacca sulla spalla.

Ovvero, per godere del contatto con un altro essere umano, il quale ci potrà pensare: “poverino”, e così mi potrà dire “accidenti, mi spiace proprio”, mi potrà offrire la sua spalla per piangere, la sua comprensione, il suo sostegno: “Coraggio… dai… vedrai che le cose andranno meglio…”. Da questo punto di vista, il lamento è tipico del bambino… e del bambino che è in noi, che vuole essere compreso, coccolato, capito.

Questo non significa che chi si lamenta spesso lo faccia per cose che non esistono, anzi: il lamento può effettivamente riferirsi a qualcosa di molto reale e concreto.

Ad esempio, in Colorado c’è un uomo che è a dir poco infastidito dal rumore degli aerei che arrivano e partono dall’aeroporto di Denver, che si trova ad una cinquantina di chilometri da casa sua. Infastidito quanto? Pensate: nel 2015, l’aeroporto ha ricevuto 4.870 reclami; di quelli, 3.555 provenivano da lui.

Caso analogo: a Washington due persone che abitano nella stessa casa in un anno hanno inviato 6.852 lettere di protesta all’aeroporto nazionale Ronald Reagan.

Queste persone hanno diritto a lamentarsi? Certo che ce l’hanno.

Il problema del mugugno libero è però un altro: che cosa ottiene effettivamente chi si lamenta? è più felice? Dopo che ci siamo lamentati, veramente ci sentiamo meglio?

Io credo che in realtà, quando siamo irritati per qualcosa e ci lamentiamo, l’irritazione aumenta ancora di più: lamento ed irritazione sono due cose che si alimentano a vicenda. Quando siamo irritati e ci lamentiamo, ci irritiamo ancora di più e quindi ci lamenteremo ancora di più, in un circolo perverso che non credo proprio che ci farà stare meglio.

Il mondo è assurdo ed irritante? Ma certo che lo è. Possiamo lamentarci per tutte le cose che non vanno? Ma certo che possiamo!

Però mi chiedo: è mai successo che il fatto di lamentarmi ha portato a qualche cambiamento e miglioramento significativo nel mondo o nella mia situazione personale?

Il lamento, oltre a renderci un po’ insopportabili 😉 (chi di noi interagisce volentieri con una persona lamentosa?), finisce per aumentare la nostra percezione di quello che non va.

Chi spedisce 3.555 reclami riguardo al rumore degli aerei, aumenta il tempo e l’attenzione che dedica a quel problema, rendendolo ancora più invadente e fastidioso. Di lamento in lamento, di reclamo in reclamo, le sue orecchie saranno sempre più sensibili al più piccolo rumore e di conseguenza sarà sempre più irritato.

Nel prossimo video vedremo 7 passi per vincere la tendenza alla lamentela.


Iscriviti: ogni lunedì riceverai un nuovo video per migliorare la tua comunicazione.