Molto meglio se conti fino a 10

Accidenti, ma perché non ho contato fino a 10 prima di parlare?

Forse è capitato anche a te di pensarlo, qualche volta.

A me è capitato molte volte di essermi pentito di quello che avevo appena detto; pentito di essermi lasciato prendere dall’impulsività e dalla rabbia, facendo così qualche danno: rovinando un momento, un rapporto, un’atmosfera.

D’altra parte c’è chi pensa che pensare troppo prima di parlare sia sbagliato, perché ti impedirebbe di dire veramente ciò che pensi; pensare troppo bloccherebbe il tuo istinto e ti farebbe diventare falso, ipocrita.
Alcuni la pensano così:

Io dico tutto quello che penso, e se uno si arrabbia, o se le cose che gli dico lo feriscono, pazienza; molto meglio essere sinceri e dire tutto ciò che si pensa.

Tu da che parte stai?
Io penso che in tutte le cose ci sia un giusto mezzo.

Quando noi diciamo agli altri ciò che pensiamo e ciò di cui abbiamo bisogno, diciamo qualcosa di noi stessi; ma nel contempo diciamo anche qualcosa che riguarda gli altri, che diciamo agli altri.

Dire ciò che si pensa è un modo per rispettare se stessi, per esprimere i propri bisogni e le proprie esigenze; ma sarà possibile farlo in modo da rispettare l’altro, ciò di cui ha veramente bisogno in quel momento della sua giornata e in quel momento della sua vita?

Forse il punto è proprio questo: contare fino a 10 ci serve per capire se ciò che stiamo per dire, non soltanto esprime ciò che noi siamo, ma se ciò che stiamo dicendo tiene conto anche dell’altro.

A volte diciamo ciò che pensiamo con il desiderio e per il sottile piacere di ferire l’altro.

Altre volte invece onestamente non partiamo con quel desiderio, ma riflettendoci, possiamo renderci conto se comunque le nostre le nostre parole feriranno l’altro.

In quel caso, ha senso parlare, o è meglio stare zitti?
Forse dietro a queste riflessioni c’è l’eterno dilemma: è più importante la verità o la carità?

Credo che verità e carità non siano in concorrenza tra loro.

Nel 2015, parlando alla Curia Romana, Papa Francesco ha detto che la carità senza la verità diventa buonismo, e che la verità senza la carità diventa giudiziarismo cieco.

Se è vero che alla sera della vita saremo giudicati sull’amore, credo che l’amore sia il criterio più importante per verificare la qualità della nostra comunicazione.

Riepilogando, quando sento un forte desiderio di dire una cosa all’altro, personalmente sono due le domande che mi aiutano a capire:

1 – Ciò che sto dicendo, lo sto dicendo soltanto per me, o sto tenendo conto anche dell’altro e della sua crescita?

Ho soltanto il desiderio di sfogarmi per stare meglio io, o ciò che sto per dire può edificare anche la persona di fronte a me e può far crescere il nostro rapporto?

Non credo sia giusto reprimere il desiderio di esprimere me stesso e i miei bisogni in modo sincero.

E nel contempo dovrei avere anche un’attenzione particolare al mondo interiore dell’altro, alla sua sensibilità, al momento che sta vivendo; dovrei chiedermi se ciò che sto per dire lo dico perché voglio il bene dell’altro, oltre che il mio bene.

2 – E di conseguenza mi chiedo: ci può essere un modo per dire la stessa cosa, ma con più gentilezza?

Se quando comunico qualcosa di me, ho dentro di me anche il desiderio di fare il bene dell’altro, credo che verrà naturale usare un più di sensibilità e gentilezza.